
In una Milano autunnale, allagata dai temporali, un trentenne giornalista freelance e hacker di media bravura, si ritrova nel mezzo di una doppia inchiesta riguardante un serial killer che uccide giovani prostitute nei loro appartamenti e un misterioso suicidio-omicidio su cui incombe l’ombra del terrorismo e di un traffico internazionale di droga. Le sue conoscenze informatiche, insieme al fiuto giornalistico, saranno messe al servizio della polizia per la risoluzione dei due casi.
Esordiente nel noir non certo nella scrittura: Paolo Roversi, trentenne informatico e meneghino d’adozione (come il suo alter-ego giornalista) è già autore per i tipi di Stampa Alternativa del saggio cult Bukowski. Scrivo racconti poi ci metto il sesso per vendere - Vita, vizi e virtù dello scrittore maledetto con un’intervista a Fernanda Pivano, e qualcuno può averlo incontrato di persona nel corso del fortunato Buktour, nonché di un paio di libretti umoristici-antropologici.
Con Blue Tango cambia genere e lo fa con gran smalto. Lo stesso del “Giallone”, la vespa riverniciata di Enrico Radeschi, reporter e “cane sciolto” che tira la cinghia per arrivare a fine mese, quel giallo che è come una spia, un lampo nella città piovosa, allagata dal traffico e dall’acqua di un autunno infinito, grigio e caotico di feste pre-natalizie… una metropoli insomma. Milano come un’altra. Nera come un’altra. Come la cronaca.
E infatti qualcuno sclera e ammazza una puttana. Poi due. Tre. Tanto basterebbe al nostro per portare a casa la pagnotta ricamando sui fatti e titolando a tutta pagina sul serial-killer delle prostitute e così fa all’inizio, ma non gli basta (finisce sempre così nei libri e a volte anche nella vita…). Indaga. Ficca il naso a modo suo, inguaiandosi e facendo la spola dalla redazione alla questura.
Gioca a fare il poliziotto perché li conosce bene: Loris Sebastiani, il vicequestore, è lo sbirro che tutti vorremmo per amico. Sciupafemmine sopra le righe (anche troppo) sembrano la coppia Dylan Dog (citato dallo stesso autore)/ispettore Bloch. Amici e nemici, pronti a darsi la mano e dopo mandarsi a “quel paese”, ma disposti a prendere una pallottola nelle chiappe per salvare l’altro.
Come se non bastasse si aggiungono due morti sospette su cui pesa l’ombra del terrorismo internazionale che mettono in agitazione l’opinione pubblica: un annegato nel Lambro e un peruviano schiacciato sotto il treno, un regolamento di conti fra extracomunitari o c’è dell’altro? Se lo chiedono anche gli artificieri alla ricerca del pacco bomba nella più grande e moderna discarica comunale.
Diretto, intelligente e sarcastico, Blue Tango prende il nome dalla celebre canzone di Paolo Conte e si autodefinisce noir metropolitano che se non è un nuovo sottogenere, che di questi tempi si fa in fretta a inventare, ha tutte le carte in regola che hanno fatto il successo nonché la (ri)nascita del giallo italiano degli ultimi anni con uno stuolo di autori diventati ormai una moda o un’origine geografica come il vino. Non sa di tappo, è fresco e tonico, ghiacciato come il rhum cubano che ama Sebastiani, così pieno e tondo che non si scorda. Duecento pagine che durano un viaggio in treno o un pomeriggio uggioso in poltrona con mezzo toscanello a mo’ di succhiotto, il bicchiere sempre pieno e un buon disco jazz.
I personaggi si amano da subito, la coppia reporter-questurino monopolizza la scena ma anche i mascalzoni del quartiere fanno la loro parte grazie a dialoghi e situazioni vere, a un ritmo alto che “consuma” il lettore (tra l’altro una sparatoria sotto il diluvio universale da film) e la storia insieme, all’unisono, sulle note di Conte dietro una malinconica serata autunnale (i milanesi apprezzeranno i riferimenti presenti tra il turistico notturno e la tradizione cittadina).
Che sia un saggio, un noir o una nuova sfida aspettiamo il prossimo. Da adesso.
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