
Un mondo dove inverni ed estati sembrano non avere né inizio nè fine. Un dominio in cui i regni sfidano i millenni e gli uomini conservano la memoria dei draghi. Un continente in cui troppi reami rimangono sui filo della lama di una guerra insanabile. Una immane muraglia di ghiaccio costruita eoni nel passato per sbarrare la strada a una minaccia tanto ancestrale quanto terribile. In questo scenario di splendore e orrore, complotto e conflitto, sortilegio e dannazione, due possenti, nobili casate — gli Stark e
i Lannister — sono trascinate inesorabilmente verso uno scontro destinato ad annientare confini ritenuti inviolabili, a schiacciare poteri concepiti per durare in eterno, spianando la strada a nuove, inquietanti forze. Mentre tenebre letali si addensano nei Nord del regno e una regina dimenticata è decisa a riconquistare l‘antica egemonia, pochi giusti cercano di evitare una nuova, cata-strofica guerra che potrebbe cancellare ogni cosa. E ogni uomo.
A tutti capita di essere incuriositi da un autore o da un libro, ma talvolta si preferisce tirare dritti per un motivo o per l’altro.
Personalmente la saga di Martin, così come quella de “La ruota del tempo”, mi aveva sempre attirato, anche per le buone recensioni che avevo letto. Tuttavia, mi spavenava l’impelagarmi in una serie di romanzi per cui ancora non ho capito di quanti numeri sia composta. Avevo poi saputo della pratica assurda della Mondadori di spezzare un volume originale dell’autore in due o tre libri (i “maligni” dicono per guadagnare di più).
Poi, lo scorso anno, vengo a sapere che la collana da edicola Urania pubblicherà tutti i volumi della saga, un all’anno e, finalmente, in versione originale. A ciò si aggiunga un prezzo interessante e il fiondarmi in edicola diventa necessario.
Tuttavia, ho comprato il volume e solo dopo un anno ho iniziato a leggerlo, tanto che è già uscito il secondo.
I giudizi positivi sparsi per la rete sono altamente giustificati. La saga di Martin è appassionante e cattura fin dalle prime pagine. Gli amanti del fantasy pieni di magia e popoli spettacolari potrebbero restare delusi. La magia è praticamente assente, se ne percepisce solo l’idea. Le cronache del ghiaccio e del fuoco presentano personaggi reali, che combattono in modo crudo e appaiono incredibilmente umani. Se non fosse per il fatto che un tempo c’erano i draghi, si potrebbe quasi parlare di uno storico ambientato in un mondo immaginario.
La particolarità dello stile di Martin emerge fin dalla titolazione dei capitoli. Nessuna numerazione, nessuna frase a effetto. Semplicemente un nome, ossia il nome del personaggio dal cui punto di vista leggeremo la storia. Questo stile porta una forte immedesimazione dei personaggi, specie in quelli preferiti, ma lasciando un elevato livello di suspence. Certo Martin non ha inventato nulla di nuovo, sia chiaro, ma bisogna dire che sa usare la tecnica in modo egregio.
E di personaggi ce ne sono a bizzeffe, fra nobili, casate e bastardi. All’inizio si fa fatica a barcamenarsi tra tutte le famiglie e gli incroci, ma grazie all’appendice che descrive le casate nobili dpo un po’ si va avanti senza problemi.
Dietro le vicende dei vari personaggi aleggiano sempre gli avvenimenti di quindici anni prima, mai raccontati nel dettaglio, che portarono alla caduta della precedente famiglia reale, i Targaryen, e all’ascesa al trono di Robert Baratheon, re delle terre occidentali e di quelli che tre secoli prima erano i sette regni.
Protagonisti di questo primo volume sono Lord Eddard Stark di Grande Inverno, sua moglie Catelyn e i suoi figli, ma anche Tyrion dei Lannister, famiglia nemica degli Stark e sempre alla ricerca del complotto.
Dall’altra parte del mare, lontano dalle terre occidentali, Daenerys, ultima dei Targayen.
Assistiamo quindi alla partenza di Eddard dalle sue terre per diventare il braccio destro del re, suo grande amico, ma anche per indagare sulla misteriosa morte del suo predecessore. A questo filo principale si aggiungono poi altre sottotrame, come quella legata agli esseri che vivono oltre la Barriera (un’immensa muraglia fatta di ghiaccio) e alla via di Daenerys, esiliata che desidera ritornare nelle due terre d’origine.
Tanti gli elementi suggestivi del mondo di Martin, a partire dalle particolarità meteorologiche: le stagioni possono durare anche anni e il libro è ambientato alla fine di un’estate durata più del normale e che preannuncia un inverno terribile.
A ciò si aggiunga una certa crudeltà dell’autore verso i suoi personaggi e un’abilità nel caratterizzarli che rende simpatici anche quelli più negativi. Personalmente adoro Tyrion, il classico personaggio pienissimo di sfaccettature.
Tra le cose meno positive la difficoltà di percepire il passaggio del tempo. Raramente l’autore spiega il passare dei mesi e il fatto che via sia sempre e solo una stagione non aiuta. Alla fine si capisce che è passato più o meno un anno, ma sarebbe stato utile qualche riferimento temporale in più.
Ma si tratta di una piccolezza. Un fantasy coi fiocchi, da consigliare a tutti. Se non riuscite a trovare la versione Urania, potete comunque trovare i due libri in cui la Mondadori lo ha diviso: “Il trono di spade” e “Il grande inverno”.

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