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Autore di successo e non solo… un’intervista da non perdere!
Oggi abbiamo il piacere di proporvi l’intervista che Franco Forte (da pochi giorni nelle librerie trovate il suo romanzo La compagnia della morte, Mondadori) ha rilasciato in eclusiva per i lettori di OperaNarrativa: autore, editore, consulente… una delle voci più esperte dell’editoria italiana! Ma non vogliamo dilungarci: quello che ha da dire Franco Forte è molto più interessante! Buona Lettura.
[ON] Innanzitutto ti ringraziamo per la disponibilità. Parlaci di te. Come ti presenteresti ai visitatori di Opera Narrativa?
[FF] La mia biografia ufficiale recita: giornalista professionista, scrittore, sceneggiatore, editore, consulente editoriale, traduttore. In realtà potrei continuare ancora, ma sarebbe noioso. Rimando chiunque volesse approfondire al mio sito personale, dove c’è qualche informazione in più: www.franco-forte.it
[ON] Da quale di tutte queste attività hai iniziato e come sei arrivato alla scrittura?
[FF] Io sono della vecchia guardia. Cioè uno di quei ragazzini che si sono messi a scrivere subito, sull’onda delle suggestioni generate dalla lettura di fumetti e romanzi, e che poi hanno cercato spiragli di pubblicazione sulle fanzine amatoriali, sulle riviste di settore, presso le case editrici specializzate. È così che mi sono “formato”, ed è da questa trafila che sono uscito scrittore, giornalista ed editore, non mi sono certo improvvisato dall’oggi al domani, come purtroppo tendono a fare troppi autori cosiddetti “emergenti”. Quando è uscito il mio primo romanzo nel 1990, Gli eretici di Zlatos con l’Editrice Nord, avevo già sulle spalle decine di racconti e romanzi brevi pubblicati sulle principali riviste di fantascienza, in Italia e all’estero, avevo vinto concorsi nazionali e avevo già percorso la strada di giornalista, seppure non professionista.
[ON] La stretta del pitone, Gengis Khan, China Killer. In tutti questi romanzi emerge un tuo interesse verso la cultura del sol levante. Cosa puoi dirci in proposito?
[FF] In realtà, più che al Sol Levante (che di solito si tende a far combaciare con il Giappone) il mio interesse è rivolto alla Cina antica, fino alla Rivoluzione popolare di Mao Tse Tung. Perché? Non lo so proprio, forse semplicemente vecchie letture che facevo da ragazzo, anche grazie a mio padre, che mi regalava spesso libri su questo Paese meraviglioso e incredibilmente complicato, che lui stesso ha sempre amato.
[ON] La scrittura di un romanzo viene affrontata da un autore con modalità e tecniche diverse. Alcuni non iniziano a scrivere se prima non hanno pianificato punto per punto tutta la trama, altri invece scrivono quasi di getto. Nei manuali di scrittura si consiglia (o anche si ordina) all’autore di pianificare adeguatamente la trama e approfondire i personaggi prima di passare alla scrittura vera e propria. Tuttavia, a volte ci si sente così euforici per una nuova idea che ci si butta subito nella scrittura. Hai mai provato questo istinto? Quali sono le solite “procedure” che segui?
[FF] Come scrittore io sono veloce e istintivo quando serve, lento e metodico quando mi va, meditativo e pianificatore quando risulta indispensabile. Ho imparato da tempo a governare la materia dei miei scritti e i miei personaggi… per quanto ogni tanto io abbia la strana impressione che siano loro a governare me…
[ON] Parliamo adesso del tuo nuovo romanzo: La compagnia della Morte, edito da Mondadori. Come è nata l’idea? E soprattutto, quanto e come hai dovuto documentarti? È stato un lavoro lungo?
[FF] L’idea di scrivere un romanzo su questo contesto storico è nata da una chiacchierata in Mondadori con Altieri e Parazzoli. Io avevo appena firmato un contratto per un romanzo storico (I Bastioni del Coraggio, che uscirà i primi mesi del 2010 negli Omnibus Mondadori) che sarebbe dovuto uscire adesso, primo di una trilogia sulla Milano del 1500, all’epoca di Carlo Borromeo. Dalla chiacchierata è nata la suggestione per questo personaggio, Alberto da Giussano, di cui in realtà si sapeva ben poco, e di cui non era stato scritto praticamente niente, e abbiamo pensato che potesse essere una buona idea provare a scrivere un romanzo storico sul personaggio, sul contesto storico e politico (un contesto affascinante, con la nascita della Lega Lombarda e il tentativo di indipendenza dal Sacro Romano Impero guidato da Federico il Barbarossa) e sulla grande battaglia finale (la battaglia di Legnano) che ha visto la vittoria dei Comuni Padani sull’esercito imperiale. Altieri e Parazzoli hanno convenuto che fossi un autore adatto a provare l’impresa, ed ecco che mi è stato sottoposto un contratto. Tempo di realizzazione del romanzo: 3 mesi. Mi ci sono messo d’impegno e ce l’ho fatta. Il romanzo è piaciuto, così tanto che si è deciso di farlo uscire subito e di spostare al 2010 “I Bastioni del Coraggio”.
[ON] Dovendo suggerire ai lettori un “perché” per invogliarli a leggere questo romanzo, cosa diresti?
[FF] Il fascino di Albeto da Giussano, di cui parlo nel libro, risiede nel fatto che in realtà non è mai esistito veramente, è un simbolo mitico ed epico di un momento fondamentale della storia italiana, comunque lo si voglia vedere. Se i comuni del nord Italia non si fossero opposti al Barbarossa, infatti, forse oggi il nostro Paese sarebbe profondamente diverso. Inoltre, ben poco si sapeva di quel periodo, come per esempio il fatto che la città di Alessandria è stata fondata in quegli anni appositamente per ergersi come baluardo contro l’avanzata del Barbarossa. E poi c’era il fascino del Carroccio, questo strumento da guerra che conosciamo solo per le implicazioni “politiche” legate alla propaganda della Lega Nord, ma che a quei tempi era un simbolo potente del legame con la fede, il coraggio e la dedizione per la propria patria, tutte cose che oggi si sono perse, e che non mi dispiaceva provare a recuperare, seppure nella forma edulcorata del romanzo storico.
[ON] È importante per te la musica durante la fase di scrittura, oppure preferisci il completo silenzio? Ascolti qualcosa mentre scrivi o per trovare l’ispirazione?
[FF] Sono abituato al baccano delle redazioni dei giornali, quindi quando scrivo non sento niente di ciò che mi circonda. La musica non mi distrarrebbe, semplicemente non riuscirei ad ascoltarla.
[ON] Come sono organizzate le tue giornate tipo? Quanto tempo dedichi di solito alla scrittura?
[FF] Io scrivo sempre, 12 ore al giorno. La differenza, semmai, è in quello che scrivo, non in come lo faccio o come mi organizzo. Il bello del fare il giornalista, lo scrittore e lo sceneggiatore è che ci si mantiene sempre caldi e bene allenati nella scrittura, ma si possono variare gli argomenti e le tecniche, in modo da non annoiarsi mai.
[ON] Parliamo di premi letterari. Tramite la Delos, organizzi da anni concorsi importanti che coprono diversi generi letterari. In passato Alien e Lovecraft hanno fatto la parte del leone. Adesso c’è il premio Odissea, il Thriller Magazine… quanto è importante per un autore misurarsi con i premi letterari e quali sono le prospettive che offrite, non solo ai vincitori, ma a chiunque sia in grado di scrivere un ottimo romanzo?
[FF] il premio letterario va visto per quello che è: un’occasione di confronto (con altri autori, con una giuria più o meno professionale, con se stessi) e un modo per mettersi alla prova. Non cercherei altre motivazioni, soprattutto non li sfrutterei per cercare strade verso la pubblicazione, perché purtroppo in Italia succede di rado. E questo forse è un elemento che differenzia i nostri premi da quelli degli altri: noi li promuoviamo non per designare dei vincitori, ma per trovare opere da pubblicare. E credo che sia una differenza sostanziale.
[ON] Puoi darci qualche indicazione sull’orientamento dei prossimi mesi? Cosa cerca Delos e quali autori possono aspirare a far parte della nutrita schiera di scrittori?
[FF] Abbiamo sempre nuove collane librarie da alimentare con buoni romanzi, quindi consiglio di dare un’occhiata al nostro catalogo e al forum della rivista Writers Magazine Italia per restare aggiornati sulle novità e sulle nostre opportunità di pubblicazione.
[ON] Oltre che scrittore, sei anche un traduttore. Quanto di tuo metti nelle traduzioni?
[FF] Un buon traduttore deve conoscere prima di tutto l’italiano, più che la lingua da cui traduce. E poi bisogna cercare di interpretare al meglio lo stile, le emozioni e le suggestioni che l’autore del romanzo che si traduce vuole trasmettere ai lettori, per poterle replicare nella lingua italiana, che è molto più complessa e differenziata dalle altre, soprattutto dall’inglese. La vera capacità di un buon traduttore è proprio questa.
[ON] Dicci qualcosa relativamente alla tua collaborazione con RIS. Lo sai che gli appassionati di serie televisive sono numerosissimi. Che ruolo ricopri? In che modo un autore può arrivare in certi ambienti lavorativi?
[FF] In RIS 4 sono stato soggettista, ovvero ho scritto diverse storie per casi di puntata. In RIS 5 e RIS 6 (che stiamo scrivendo adesso), invece, sono stato co-autore della bibbia (cioè di tutta la struttura narrativa della serie, compresi la creazione e l’approfondimento psicologico dei personaggi) e autore di buona parte dei soggetti di puntata. Un’esperienza davvero interessante e stimolante, che ho replicato anche con serie come “Distretto di Polizia”, “Intelligence” e altre, anche per la RAI. Al momento mi diverto, e finché sarà così andrò avanti, anche se le “gabbie” imposte dalla TV sono molto più anguste e limitanti di quelle che si trovano nel mondo della narrativa. Per quanto riguarda come cominciare in questo ambiente… purtroppo non è facile. Io ho iniziato così: quando è uscito il mio romanzo China Killer un regista l’ha letto, si è appassionato, soprattutto del modo in cui scrivo i dialoghi, e mi ha contattato per partecipare alla stesura delle sceneggiature per una serie TV RAI. Da lì poi tutto è venuto abbastanza facile.
[ON] La Writers Magazine Italia è arrivata al numero 13. Qual è oggi il tuo bilancio su questa iniziativa? Ritieni che effettivamente il mercato abbia accolto con favore un qualcosa che prima mancava? E quanto finora la rivista si è dimostrata non solo un valido strumento per chi vuole addentrarsi nel mondo della scrittura, ma anche un punto d’incontro tra chi cerca di emergere e chi è alla caccia di emergenti?
[FF] LA WMI non è più un esperimento, ma una concreta realtà. Cresce numero dopo numero, e soprattutto si è affermata e fatta conoscere nel mondo editoriale, fra gli editor delle più importanti case editrici, che la ricevono regolarmente e che leggono gli autori che pubblichiamo. Sempre più spesso diversi di questi autori vengono contattati con richieste di sottoporre materiale agli editori, e questo è per noi motivo di soddisfazione e la conferma che il lavoro svolto sta ottenendo i suoi frutti. Il punto d’incontro fra autori ed editori è sempre più identificato nella WMI e noi stiamo lavorando per renderlo ancora più appariscente.
[ON] Oltre all’utile Il Prontuario dello Scrittore, organizzi diversi corsi di scrittura. Ma quali sono stati i tuoi “maestri”?
[FF] I libri. Soprattutto i libri degli altri.
[ON] Ci sono dei libri che non ti stanchi mai di leggere?
[FF] Tutto Calvino, tutto Fenoglio, quasi tutto Cassola. E un thriller conosciuto a pochi: “Croci sul muro” di Marcel Montecino.
[ON] Quali sono, per te, giovani esordienti che bisognerebbe tenere d’occhio?
[FF] Io li tengo d’occhio tutti. Ma è il mio mestiere… Per quanto riguarda Delos Books, invito a leggere i libri della collana Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri. Lì c’è gente davvero brava che scrive. Tutti autori italiani.
[ON] Parliamo dell’agente letterario, una figura per molti esordienti ancora non ben inquadrata e di cui si parla e si parlerà anche sulla WMI. Per un giovane esordiente il supporto di un buon agente potrebbe essere utile per entrare nel difficile mondo dell’editoria. Tuttavia quasi tutti gli agenti letterari seri non trattano esordienti. Quale consiglio daresti a un autore sconosciuto per uscire da questo circolo vizioso?
[FF] LE agenzie letterarie serie, quelle vere, che possono davvero piazzare il libro di un esordiente in una casa editrice, si contato sulle dita di una mano sola. Le altre sono solo finte agenzie letterarie, che campano facendosi pagare schede di lettura ben poco tecniche e abbastanza edificanti per l’autore per lusingarlo e dargli un contentino (e magari spingerlo a pagare di nuovo per altre schede, tanto lusinghiere quanto inutili). Questa è la realtà italiana. Il problema è che le poche agenzie serie non hanno il tempo e la struttura per mettersi a leggere gli inediti e capire se c’è qualcosa di buono da proporre agli autori. Hanno già fin troppo da fare con tutti gli scrittori professionisti di cui curano gli interessi.
[ON] Scrittore e sceneggiatore. Libro e film sono due strumenti molto diversi per raccontare una storia. Quale dei due preferisci e perché?
[FF] La narrativa, senza dubbio. Perché mi lascia tutta la libertà di inventare e di creare che desidero.
[ON] Sono molti gli esordienti che desiderano a tal punto di veder pubblicata la propria opera che preferiscono rivolgersi ai cosiddetti editori a pagamento. Cosa consiglieresti a questi autori?
[FF] Di dare un’occhiata a un libro che abbiamo appena pubblicato con Delos Books, La Guida 2009 agli editori che ti pubblicano, un volume preziosissimo per trovare interlocutori alternativi agli editori a pagamento, con cui intrattenere un dialogo onesto e proficuo per tutti.
[ON] Puoi anticiparci qualcosa dei tuoi progetti futuri, in tutti i campi in cui sei presente?
[FF] No, dai, sarebbe troppo lungo. Anche per questo rimando al mio sito. Sulla home page pubblico periodicamente tutte le novità che mi riguardano.
[ON] Ti ringraziamo ancora una volta per il tempo che ci hai concesso. A presto.
commenti
Bella intervista.
Bella intervista. Complimenti a voi di Operanarrativa, e in bocca al lupo a Franco per il suo lavoro!
Simone
come si fa, in un romanzo
come si fa, in un romanzo “storico”, inserire nel suo incipit una parola che è stata coniata oggi come “padania”?
è indice di pressapochismo o una scelta politica? o altro ancora?
In realtà l’aggettivo
In realtà l’aggettivo padano ha radici antiche e deriva come voce dotta dal latino padanum, aggettivo di Padus, Po. Quindi credo che l’utilizzo del termine sia completamente legittimo. ciao
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