Grande Città Violenta — Ed McBain


In sintesi: 

New York è una città grande, mostruosamente grande, irriducibilmente violenta. Il cadavere di una donna in una panchina di Grover Park o i successi di un eccentrico ladro d’appartamento non fanno certo notizia. Ma questa volta per il detective dell’87° distretto, il caso potrebbe essere più complicato di quanto non sembri in apparenza.
(Dalla scheda su Ibs)

Recensione: 

Grande Città Violenta.
È così che McBain apostrofava la sua città, quella in cui faceva muovere i personaggi dell’87° distretto: Carella, Brown, Klin, Parker, Meyer, Haweks, Weeks…
In questo romanzo sono tutti lì, coinvolti in diversi casi più o meno cruenti, ma come ogni volta sembra che a muoversi sia una sola identità, la magica Isola che l’autore ha modellato sulla grande città di New-York.
Un romanzo eccezionale, che unisce alla trama poliziesca alcuni aspetti della psicologia dei personaggi, come in ogni altro romanzo della serie. Carella tra qualche mese compirà quarant’anni e riflette sulla sua vita, il suo passato. La sorella vuole sposare l’uomo che ha fatto liberare l’assassino di loro padre. Brown riflette sul modo in cui i bianchi pensino a lui come a un “negro” ed è esemplare la scena in cui discute questo con l’amico Steve Carella, ricordando una scena della sua infanzia in cui proprio un italiano lo aveva fatto sentire diverso.

E poi il caso di una giovane suora trovata strangolata in un parco, quella di un ladro d’appartamento che si trova coinvolto in qualcosa di più grande di lui. E la vicenda di Sonny, l’uomo che aveva ucciso il padre di Steve (Vedove) che adesso ha deciso di uccidere anche il figlio, per evitare problemi.
Tante trame che s’intrecciano in un solo grande affresco.
Perché questa è la Grande Città Violenta, amici, non domenticatelo. Il buco del culo del mondo, già.
Ed è tutto incredibilmente affascinante!

La nostra valutazione 

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© Luca Di Gialleonardo e Andrea Franco