
Il primo capitolo di una trilogia dal sapore gotico che parla, con il linguaggio del fantasy, del mondo “reale”. Lothar Basler torna a Lum dopo sette anni nell’esercito dei Principati. Lo sospinge l’arcana forza dell’odio, dell’amore e del dolore, che riporta in vita roventi verità sepolte insieme a una spada. La stanchezza è soffocante, i nervi sono rosi dall’attesa, la mente scorticata dal dolore. Ma l’impresa deve essere compiuta: prendono vigore misteriose forze pronte a tutto pur di possedere e manipolare il Potere, e solo ripercorrendo il sentiero di una memoria dolorosa sarà possibile contrastarle. Perseguitato da incubi oscuri e braccato da demoni e presenze occulte, Lothar affronta il destino assieme a un gruppo di compagni inciampati nelle trame della sua sorte.
Mi sono avvicinato a questo libro pieno di buone aspettative, avendone sentito parlare bene e incuriosito non poco dalla presentazione. Devo dire che le mie aspettative non sono state deluse e ne sono più che contento.
Marco Davide sforna un’opera prima intrigante, che appassiona e induce a continuare la lettura, lungo più di settecento pagine senza stancare. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che a mio avviso rende positivo questo lavoro. Le pagine non sono molto piene di battute, ma il tomo è comunque poderoso. Tuttavia la lettura scorre veloce, senza intoppi, grazie al lavoro dell’autore.
La storia inizia con Lothar Basler che torna nella sua Lum, dalla quale era rimasto lontano per molti anni. Ma abbandoniamo subito Lothar e conosciamo altri personaggi principali, come Thorval e Rugni, un nano fuori di testa che mi è stato subito simpatico. Uno è in cerca di una guerra da combattere, l’altro… bo? Non credo di aver colto il motivo per cui Rugni è in viaggio o forse sono stato io poco attento. Ma non fa nulla, perché con un personaggio del genere chiedersi il perché delle sue azioni è perfettamente inutile
. I tre personaggi si incontrano nella locanda di Mutio, quello che a mio avviso è il vero protagonista, malgrado non sia il titolare della trilogia. È Mutio il personaggio più sfaccettato, quello i cui sentimenti e pensieri permeano il libro, quello che a mio avviso somiglia di più all’autore del romanzo (almeno credo, non avendolo conosciuto).
Solo poco più avanti vedremo un altro protagonista, Moonz, un personaggio molto triste che credo avrà un ruolo sempre maggiore nella storia, lo vedo pieno di potenzialità.
Non voglio dilungarmi sulla storia, quella vi consiglio di leggerla. Lo stile di Davide è davvero buono, con un lessico forbito, ma non pensante. Ci sono passaggi dove ci sono lievi cali, come se il romanzo fosse stato scritto molti anni prima della pubblicazione (se non sbaglio è proprio così) e quei punti siano sfuggiti alla revisione, anche perché, ripeto, in generale la penna di Marco Davide è ottima.
La trama è interessante e apprezzo la scelta di dare una visione tendenzialmente realistica di un mondo medievale. Se proprio voglio trovare un difetto (comunque non così grave), forse la seconda parte del romanzo mi è sembrata leggermente meno appassionante. Nella prima gli eventi si susseguono uno dietro l’altro, sono consequenziali fino a un climax mozzafiato, mentre nella seconda si ha un dipanarsi degli eventi come racchiusi in episodi a sé stanti, che ci aiutano a entrare ancora di più nelle menti dei personaggi, ma si rivelano meno importanti per la trama generale.
In conclusione, sono lieto di aver scoperto un nuovo autore italiano e appena possibile mi immergerò di nuovo nelle avventure dei personaggi che ormai penso di conoscere abbastanza bene.

commenti
Invia nuovo commento