
Al giovane Patrix viene predetto un futuro da eroe: con il potere della spada di Hort potrà salvare il mondo sconfiggendo la temibile Dama Bianca. La profezia sembra però celare un inganno e Patrix non riesce a portare a termine la sua missione. Sarà compito del fratello minore, Galan, fare luce sulla sua morte, facendosi largo tra esseri misteriosi e, soprattutto, scavando nel passato del fratello. Quanta verità si celava negli incredibili racconti di Patrix? Tra emozioni intense e una guerra imminente, Galan troverà la forza di andare avanti e scoprire i segreti della mitica spada vergata con l’occhio di Hort, mentre la minaccia della Dama Bianca incombe sul mondo.
(Dal sito dell’editore)
Raramente mi sono chiesto cosa cerco in un romanzo fantasy.
Contrariamente, ho risposto più volte alla domanda avanzata da lettori che questo genere non lo seguono molto.
Quindi non ho potuto esimermi da riflessioni sul perché e percome.
Posso fare affidamendo alle mie esperienze di lettore, partendo da Tolkien per giungere a Eddings, passando per Saberhagen e Salvatore, da Brooks (sempre molto discusso) a Rowling (anche se non sono un fan della serie, che non ho mai finito).
Be’, indubbiamente la prima cosa che mi viene in mente è l’emozione. In un fantasy prima di tutto cerco questo, qualcosa in grado di smuovere corde della mia sensibilità che magari non sono stimolate a sufficienza da altri generi. Un libro fantasy mi deve emozionare, quindi.
E deve poi stimolare la mia fantasia, invitandomi a viaggiare con la mente, a immaginare volti, luoghi, scenari diversi da quelli “normali”.
Emozioni e stimoli. Non è poco, no di certo.
E partendo da questi due elementi inizio a leggere ogni storia fantasy, epica o meno, standard o completamente rivoluzionaria, di guerre o di sentimenti. Il fantasy non è un genere, ma tanti tutti assieme.
Venendo al romanzo che voglio presentare, La Dama Bianca, posso dirvi innanzi tutto due cose fondamentali: è un romanzo estremamente emozionante; è un romanzo in grado di stimolare la fantasia del lettore, pagina dopo pagina, con personaggi e scenari (e la storia, anche) del tutto in grado di coinvolgere il lettore nel processo creativo.
Permettetemi di tornare sull’emozione. Per me, per giudicare un fantasy, è fondamentale. Potrei citare numerose scene che negli anni hanno saputo sconvolgermi al punto da dover fermare per qualche attimo la lettura per assaporare lentamente l’emozione creata, ma senza approfondire, citerò solo una scena, del romanzo che quasi tutti indicano come il migliore della produzione di Terry Brook: Le pietre magiche di Shannara. La scena è quella finale (che non racconterò), ma posso garantirvi che il lettore viene scosso, emozionato al punto tale da sentire che qualcosa l’ha colpito nel profondo.
Be’, il romanzo di Luca Di Gialleonardo ha la stessa forza, latente per parte del romanzo (e che emerge un poco alla volta), e la trama ben sviluppata riesce a far esplodere l’emozione al momento giusto, quando il lettore se l’aspetta, ma sorprendendolo lo stesso per la potenza narrativa, per la capacità di emozionare nonostante l’accurata preparazione (che non inganna il lettore, perché lo prepara).
Questo aspetto da solo rende un romanzo fantasy un ottimo romanzo. Il fatto che il tutto sia sostenuto da una trama avvincente, da dialoghi ben strutturati e da uno stile elegante e maturo non fa che aumentare il valore di questo testo, rendendolo un piccolo gioiello.
La storia di due fratelli, una profezia, un nemico inarrestabile. Ma soprattutto una storia di Amore, dove le menzogne assumono un contorno sfumato ed eroico, dove non importa quasi dove vanno i pesonaggi, ma il perché, cosa li trascina. Un romanzo che ho letto con la stessa soddisfazione con cui bevo un bicchiere d’acqua fresca in una torrida estate. Sono sicuro che aprirà anche i vostri cuori e quando qualcuno vi chiederà per quale motivo leggete un romanzo fantasy, cosa ci trovate in tante banali finzioni, be’, allora saprete rispondere. E avrete un libro da consigliare.
Per fargli cambiare idea.

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