Sezione Pi-Quadro — Giovanni De Matteo


In sintesi: 

“Questa è una storia raccolta dalla voce dei morti, in presa diretta dalla Singolarità…” Siamo alla metà del XXI secolo, la curva dello sviluppo tecnologico è schizzata verso l’alto, come impazzita. Una cosa è certa, il mondo è sull’orlo di un abisso. In una metropoli italiana che stentiamo a riconoscere, violenza e omicidio hanno raggiunto proporzioni inimmaginabili. Per questo esistono gli uomini come Vincenzo Briganti, un investigatore hard-boiled stile classico, con più di un macigno sulla coscienza. E per questo i casi più atroci li affidano a lui. In modo che interroghi i morti. Solo alle vittime puoi strappare il segreto di chi le ha annientate, solo assumendo il Blue-K puoi farlo. Ma non è un gioco per tutti: per giocarlo devi essere necromante della Pi-Quadro, la Sezione Investigativa Speciale di Polizia Psicografica Pi-Quadro.

Recensione: 

Mi sono avvicinato a questo romanzo con molte aspettative, come per ogni altra occasione in cui leggo sf, e soprattutto uno dei romanzi vincitori del prestigioso premio Urania.
E poi ho incrociato più volte il nome di De Matteo in ambienti virtuali che io stesso frequento. E l’idea di un romanzo futuristico ambientato in una città italiana, Napoli nell’occasione, era decisamente interessante.

Quindi devo ammettere che ci sono rimasto un po’ male quando mi sono reso conto che facevo fatica a procedere. L’idea di base del romanzo si presenta subito come molto interessante, e ci rendiamo conto che la teconologia ha fato passi da gigante e adesso i morti vengono “investigati” da una nuova forza di polizia in grado di recuperare parte dei ricordi delle vittime. Tutta questa tecnologia però viene buttata nel romanzo in dosi massicce, in un modo tale che visto il mio non essere tecnolocigo faticavo anche a capire dove iniziava la sf e terminava la scienza. Ho letto in un commento altrove che questo romanzo è molto Cyberpunk, ma non troppo, il giusto. Be’, per i miei gusti purtroppo il segno è stato passato abbondantemente e mi sono ritrovato a leggere pagine e pagine senza capire se non sprazzi qua e là, a volte non fermandomi nemmeno più a cercare di comprendere la logica che univa le parole le une alle altre.
Ho provato invidia per l’autore, capace di tessere quadri così futuristici, ma la mia pazienza di lettore ha fatto tilt, se a tutto questo ci aggiungiamo che per quasi 200 pagine non succede nulla. Conosciamo un mondo, è vero, ma forse si poteva fare in modo più snello, più comprensibile. Almeno a me, sia chiaro.
Lo ammetto, sono anche arrivato a chiedermi se alcune frasi un senso lo avessero davvero o se fossero solo costruite per associazioni dotte di idee, cultismi fini a se stessi. Non so. Che fatica.
E che peccato, perché l’idea dei necromanti è eccezionale e il personaggio con i suoi dolori nascosti in un passato recente è davvero ben costruito.
Però per i non amanti del genere cb questo romanzo è tostissimo.
Non mi sento di sconsigliarlo, perché probabilmente ha delle qualità proprie del genere, ma di certo prima di leggere un romanzo del genere mi toccherà seguire 4/5 corsi alla facoltà di ingegneria. Ora mi rimane solo da capire quali.

La nostra valutazione 

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© Luca Di Gialleonardo e Andrea Franco