
Racconti che aprono finestre sulla fantasia, insinuandosi sottili senza clamore, e poi le lasciano aperte – compiacendosi delle correnti d’aria che poi portano inevitabilmente dentro altro, tanto altro.
Non c’è quella smania superficiale di spiegare tutto, di dare tutte le risposte: come in un dipinto impressionista serve il cervello (acceso) del lettore per completare l’immagine, e per questo, pur raccontando storie che si concludono, ognuno dei pezzi potrebbe altrettanto costituire il primo capitolo di un lungo romanzo.
Un romanzo che, personalmente, comincio a immaginare nella speranza che Marco lo scriva presto.
(Dalla prefazione di Daniele Bonfanti)
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