Ragazza della tempesta, La — Fabrizio Valenza


In sintesi: 

Lidia è una giornalista di Milano in vacanza in Liguria. Durante una torrida mattinata, bussa quasi per caso alla porta di Riccardo, un pescatore di Zoagli. È un uomo affascinante, gentile anche se dai modi a volte incomprensibili. Pranzano assieme e scatta un feeling immediato. È subito breccia nei cuori di entrambi. Ma qualcosa si muove e risale dal passato, e Riccardo sembra nascondere ben più di un mistero. Con la determinazione e l’imbranataggine che le sono tipiche, Lidia è decisa a svelarlo. Cos’è realmente la cosiddetta “isola dei morti” di fronte alla costa? Ed è vero che ha dei legami con il tenebroso uomo che Lidia ha conosciuto nell’afosa estate ligure? Amore e thriller si intrecciano in una storia che sa di redenzione dalle colpe del passato.

Recensione: 

“La ragazza della tempesta” non è un fantasy, eppure, lette appena le prime pagine, si riconosce perfettamente la “zampata” dello scrittore, Fabrizio Valenza, che avevamo già conosciuto come autore del bel romanzo fantasy “Geshwa Olers e il viaggio nel Masso Verde”.
Per le descrizioni, prima di tutto: inconfondibile la capacità di far diventare un paesaggio, uno sfondo non solo parte integrante del racconto, ma addirittura uno dei fili conduttori della narrazione.
E se qui si sente meno l’amore dello scrittore per i fondali che va dipingendo, in cambio, proprio perché la storia è più breve e meno intrigante di quella narrata in Geshwa, questi prendono ancora di più importanza e diventano spesso lo specchio dei sentimenti, espressi e non espressi, dei protagonisti.
Poi, c’è l’abilità di narrare: la trovata di mescolare due piani temporali che a tratti rende l’intreccio enigmatico e riesce a tener desta l’attenzione del lettore, tanto che non ci si accorge dell’esilità della trama.
Due sono gli attori principali, Lidia e Riccardo, con l’aggiunta della “voce narrante” di Paola, che in parecchi punti emerge di prepotenza anche sulle contraddittorie passioni dei protagonisti con la sua vitalità e la spontaneità di una giovinezza troppo presto perduta.
Lidia e Riccardo sono tratteggiati con maestria e, se da un lato noi seguiamo la storia con gli occhi della donna, che quindi finiamo per conoscere meglio, dall’altro è la figura maschile, schiva ed ambigua, quella che prima incuriosisce di più e poi lascia una traccia più profonda nel lettore.
La relativa brevità del volume, e forse anche la volontà dell’autore di focalizzare la narrazione sui protagonisti, lascia non molto spazio ai personaggi secondari, che tuttavia, come in un buon quadro, formano uno sfondo caratteristico che contribuisce alla verisimiglianza e al colore del racconto.
In conclusione, un romanzo di gradevole lettura, che però, a differenza di altri dello stesso tipo, non è facilmente dimenticabile neppure per chi, come la sottoscritta, non è particolarmente amante di questo genere; merito senza dubbio dell’abilità di raccontare dell’autore e della sua capacità di intrecciare storia, caratteri, paesaggi e esperienze personali.

commenti

Che bella recensione.

Che bella recensione. Concordo sopratutto sul fatto che il paesaggio in questo libro è qualcosa di vivo ed emozionante. Aggiungo inoltre che ho trovato geniale l’idea di suggerire dei brani musicali come colonna sonora alla lettura.

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© Luca Di Gialleonardo e Andrea Franco