
Le eroine di Isabel Allende recano tutte il medesimo tratto dominante: la passione. Sono le passioni a scolpirne il destino. E Zarité Sedella, detta Tété, ultima incarnazione della donna come la vuole Isabel, non fa eccezione. 1770, Santo Domingo, ora Haiti. Tété ha nove anni quando il giovane francese Toulouse Valmorain la compra perché si occupi delle faccende di casa. Intorno, i campi di canna da zucchero, la calura sfibrante dell’isola, il lavoro degli schiavi. Tété impara presto com’è fatto quel mondo: la violenza dei padroni, l’ansia di libertà, i vincoli preziosi della solidarietà. Quando Valmorain si sposta nelle piantagioni della Louisiana, anche Tété deve seguirlo, ma ormai è cominciata la battaglia per la dignità, per il futuro, per l’affrancamento degli schiavi. È una battaglia lenta che si mescola al destarsi di amori e passioni, all’annodarsi di relazioni e alleanze, al muoversi febbrile dei personaggi più diversi - soldati e schiavi guerrieri, sacerdoti vudù e frati cattolici, matrone e cocottes, pirati e nobili decaduti, medici e oziosi bellimbusti. Contro il fondale animatissimo della storia, Zarité Sedella, soprannominata Tété, spicca bella e coraggiosa, battagliera e consapevole, un’eroina modernissima che arriva da lontano a rammentarci la fede nella libertà e la dignità delle passioni.
Nella storia del mondo c’è stata una sola rivoluzione che ha visto trionfare le ragioni degli schiavi, quella che avvenne a Santo Domingo, l’attuale Haiti, alla fine del 1700. Situata nel cuore del Mar dei Caraibi, Haiti venne a lungo considerata la colonia francese più prospera dell’emisfero occidentale, soprattutto grazie al commercio del cacao e della canna da zucchero e all’utilizzo di una grande quantità di manodopera ridotta in schiavitù. Sull’onda dei nuovi ideali di libertà proclamati dopo la rivoluzione francese, fu proprio una manciata di Gens de couleur a sollevarsi per l’indipendenza dell’isola e la fine della supremazia dell’uomo bianco. Nel 1804 l’ex colonia dichiarò la sua indipendenza, diventando il secondo paese sovrano del continente americano dopo gli Stati Uniti. Gli schiavi, che avevano avviato e portato a termine con successo la rivoluzione, una volta conquistata la libertà, emigrarono verso Cuba e New Orleans, due luoghi che, nel corso dei secoli, avrebbero rappresentato un esempio di tolleranza e pacifica convivenza tra i popoli.
È proprio alle radici del multiculturalismo latinoamericano che Isabel Allende, con questo suo ultimo romanzo storico, vuole condurci. Ancora una volta i fatti vengono descritti attraverso lo sguardo intenso di una memorabile protagonista femminile: Zarité Sedella, detta Tété. La sua avventura attraverso le pieghe degli eventi inizia quando, ancora bambina e schiava, deve soggiacere alle richieste carnali e violente del suo padrone e termina quando i suoi figli e nipoti si muoveranno liberi nel mondo. Nel mezzo si snocciola la trama di un romanzo dominato da un’unica grande ossessione: la libertà. Una storia fatta di schiavi di sangue misto, come Tété, ma anche di neri africani pronti alla ribellione; di bianchi europei, che controllano economicamente e politicamente il territorio e di un esercito dei reietti, soggiogati e offesi che pian piano impareranno ad assaporare la libertà.
Ad assistere agli eventi c’è una donna che continua ad amare nonostante le brucianti delusioni e che riuscirà a conservare sempre dentro di sé lo spirito magico e ribelle del suo popolo. La fiamma antica che la fa ballare, con i campanelli legati intorno alle caviglie, e che le fa battere i piedi contro la terra nuda, guiderà i suoi passi verso il nuovo mondo, in un romanzo che è un tributo alla dignità delle passioni e all’impegno femminile.
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