
New York è irriconoscibile: niente più torri e grattacieli, ma un’immensa metropoli ’coperta’ che non viene mai a contatto con l’aria, dove milioni di uomini e donne brulicano come formiche su strade mobili. Dove, soprattutto, i robot stanno soffiando i posti di lavoro agli uomini a un ritmo sempre più preoccupante. E alle porte di New York si stende come una sfida Spacetown, la città degli Spaziali dove tutto è lusso e ariosità , superbia e ostentazione. C’è da meravigliarsi che uno dei tanti terrestri scontenti ammazzi uno Spaziale, e che il caso rischi di diventare un incidente interplanetario? Per risolverlo bisogna ricorrere al miglior poliziotto della City, Lije Baley, e affidargli come compagno il miglior poliziotto di Spacetown, R. Daneel Olivaw. Il guaio è che quella ’R’, significa robot: sta per cominciare una sfida implacabile tra l’intelligenza umana e quella artificiale per risolvere l’omicidio più esplosivo che la Terra ricordi; e, per il lettore, una delle letture più appassionanti nel campo della fantascienza pura.
(Dalla quarta di copertina)
Nonostante adori Isaac Asimov, ho ancora molte lacune sulla sua vasta produzione. Il Ciclo dei Robot, per esempio, mi mancava. Meglio tardi che mai, mi sono gettato nella lettura di questo primo romanzo, pieno di grandi aspettative, visto che tutti me ne avevano parlato come un capolavoro. Fortunatamente tali aspettative non sono state deluse, anzi!
Ogni volta che leggo Asimov resto colpito dal modo in cui è in grado di immaginare una evoluzione del nostro pianeta originale eppure plausibile, che non sconvolge il lettore, ma che apre una finestra su qualcosa che era così chiaro e così irraggiungibile.
Fa sorridere vedere un romanzo ambientato così nel futuro dove gli uomini temono di perdere il posto a causa delle macchine, così lontano eppure così vicino a noi.
C’è tutto il questo romanzo: fantasia, azione, intrigo, indagine, sentimento…
Baley è un personaggio sfaccettato, intelligente, ma non infallibile. Egoista, impulsivo, incoerente, spaventato dall’ignoto, disposto però ad aprire la mente verso chi la pensa diversamente da lui.
Daneel, per quanto sia asettico e privo di emozioni, riesce a conquistare il lettore, dalla prima all’ultima pagina.
Una coppia molto interessante, che lascia, alla fine della lettura, la voglia di continuare a leggere, per sapere come andrà a finire.
Un libro consigliato, anche a chi non ama la fantascienza.
Recensione di Luca Di Gialleonardo
È dal lontano 6 aprile 1992 che ogni giorno piango quel genio, brillante e dotto, che è stato Isaac Asimov.
E ora che cerco di mettere giù due parole per parlare dei suoi scritti, ogni frase mi sembra inappropriata. Cosa dire dello scrittore di fantascienza più famoso del secolo appena trascorso? Dell’inventore delle leggi della robotica, ancora oggi usate da gran parte della letteratura di fantascienza?
Posso certamente dire che tra i tanti scrittori che ho letto, è stato indubbiamente il più brillante di tutti, a modo suo, con quel sorriso beffardo che traspare anche dalle sue frasi più semplici.
Con Abissi d’Acciaio inizia il fantastico ciclo dei Robot, iniziato nei primi anni ’50 e teminato a metà degli anni ’80, su incessante richiesta di lettori ed editori.
Leggere questo romanzo oggi, oltre 50 anni dopo, è ancora una meraviglia, nonostante molti aspetti tecnologici risultino inadeguati e superati. Ma l’aspetto che conta è un altro.
Inizia con questo romanzo una spettacolare battaglia tra intelligenza umana e intelligenza artificiale.
Uomo contro Robot, Uomo e Robot, insieme, due aspetti di una stessa intelligenza.
Lije Baley e R. Daneel Olivaw. Due personaggi che sono entrati nel cuore di tutti i lettori di fantascienza e che gli amanti di Asimov non possono non conoscere.
Ma il bello di questi romanzi è che scopriamo un Asimov anche abile giallista. Infatti i protagonisti dovranno risolvere un caso di omicidio e mettere insieme le loro capacità per smacherare il colpevole. Tagliente e godibile fino all’ultima pagina, questo Abissi d’Acciaio ci introduce nel meravilgioso mondo del futuro dipinto da Asimov.
Dopo aver letto questa perla, leggere tutta la serie sarà più che naturale.
E possiamo sentire ancora le parole del Robot Daneel: […]perché all’improvviso mi pare di capire che l’estirpazione di ciò che non deve essere, ossia ciò che voi uomini chiamate male, è meno giusta e desiderabile della sua trasformazione in ciò che voi chiamate bene.
Recensione di Andrea Franco
Ciclo dei Robot:
1953 - Abissi d’Acciaio
1956 - Il Sole Nudo
1983 - I Robot dell’Alba
1985 - I Robot e l’Impero
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