Nido dell'Albatro, Il - Emanuela Zanotti

La copertina del libroTitolo: Il Nido dell’Albatro
Autore: Emanuela Zanotti
Editore: Traccediverse
Anno di pubblicazione: 2006
ISBN: 8889862339
Pagine: 119
Prezzo: € 12,00



In sintesi:
“Certo, nessuno conosce il suo momento, ma è giusto vivere bene ogni giorno. Avremo dovuto farlo anche in passato, già da giovani, invece di pensare che saremmo stati immortali! Forse avremmo vissuto con più consapevolezza e saremmo stati in grado di fare cose migliori, ma è così, ogni età ha una sua caratteristica. È bello anche essere vecchi, soprattutto quando si ha la possibilità di vivere dei momenti piacevoli come questi.” Un libro diretto ad anziani e operatori delle case di riposo, ma anche a quanti si interessano e sono sensibili alle tematiche sociali affrontate e vogliono guardare da un altro punto di vista una realtà troppo spesso criticata negativamente. Emanuela Zanotti è nata a Trivero (BI) nel 1951. Laureata in Pedagogia e poi in Psicologia, per anni insegnante di italiano e storia, ha lasciato la scuola per lavorare in una RSA, una struttura per anziani non autosufficienti. L’esperienza maturata nei lunghi anni di lavoro ha fatto scaturire in lei l’esigenza di portare a conoscenza di tutti le problematiche legate agli anziani soprattutto istituzionalizzati e dementi. Attualmente ricopre anche il ruolo di vice-sindaco nel comune di Trivero.
(Dal sito dell’editore)

Una realtà poco conosciuta quella delle case di riposo, addirittura ignorata, alla quale si guarda con sospetto, commiserazione e forse anche con un certo imbarazzo, una realtà che spesso non ci interessa e che sembra non avere nulla a che vedere con la nostra vita costruita su certezze, seppur relative. Ma quando all’improvviso scopri che i tuoi cari purtroppo non riescono più ad assicurarti le cure e le attenzioni necessarie e di lì a poco dovrai separarti dalla tua casa e dagli oggetti che ami e che in modi diversi raccontano di te e della tua storia, quando sai che tra breve i visi familiari dei tuoi parenti saranno sostituiti da quelli di sconosciuti, dai quali dovrà dipendere e ai quali dovrai imparare a chiedere aiuto, allora le tue certezze crollano e i progetti che avevi fatto per il tuo futuro sembrano all’improvviso irrealizzabili.
Questa è la storia di Caterina,una donna anziana non più autosufficiente che viene ricoverata in una casa di riposo, ma è non solo la sua. È una storia che tratta un tema universale, quotidiano e più che mai attuale, che insegna, che coinvolge, che ti rende partecipe e che non ti può lasciare indifferente. Ma è anche altro: è un viaggio tutto interiore tra sentimenti, emozioni forti, tra paure ma anche speranze, delusioni e gioie, cadute e rinascite, è un viaggio di crescita, di maturazione che porterà la protagonista di questo libro a scoprire che anche da anziani si può ancora imparare, si può cambiare e migliorarsi e che la vita “può essere ancora bella, può dare ancora soddisfazioni anche a 77 anni”. All’inizio di questa avventura Caterina ha paura e avverte inesorabile il timore di sua figlia, è angosciata dall’idea di dover trascorrere i suoi giorni futuri in una casa di riposo, lei che con il suo carattere chiuso e orgoglioso non ama farsi aiutare e non fa amicizia con tanta facilità. Tuttavia, anche se non senza difficoltà e insistenze, Caterina deporrà il suo scetticismo e le sue paure di fronte a questo nuovo mondo così lontano dalle sue aspettative, un mondo nel quale troverà amore, amicizie, affetto, speranze, sostegno, comprensione e soprattutto “ quegli operatori e operatrici che sono stati i fautori della mia rinascita, che mi hanno supportato nei momenti più neri, mi hanno aiutato a credere in me stessa, hanno accolto i miei bisogni, al di là delle cure fisiche”.


Recensione di Alice Tarantola



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Recensione: 

Una realtà poco conosciuta quella delle case di riposo, addirittura ignorata, alla quale si guarda con sospetto, commiserazione e forse anche con un certo imbarazzo, una realtà che spesso non ci interessa e che sembra non avere nulla a che vedere con la nostra vita costruita su certezze, seppur relative. Ma quando all’improvviso scopri che i tuoi cari purtroppo non riescono più ad assicurarti le cure e le attenzioni necessarie e di lì a poco dovrai separarti dalla tua casa e dagli oggetti che ami e che in modi diversi raccontano di te e della tua storia, quando sai che tra breve i visi familiari dei tuoi parenti saranno sostituiti da quelli di sconosciuti, dai quali dovrà dipendere e ai quali dovrai imparare a chiedere aiuto, allora le tue certezze crollano e i progetti che avevi fatto per il tuo futuro sembrano all’improvviso irrealizzabili.
Questa è la storia di Caterina,una donna anziana non più autosufficiente che viene ricoverata in una casa di riposo, ma è non solo la sua. È una storia che tratta un tema universale, quotidiano e più che mai attuale, che insegna, che coinvolge, che ti rende partecipe e che non ti può lasciare indifferente. Ma è anche altro: è un viaggio tutto interiore tra sentimenti, emozioni forti, tra paure ma anche speranze, delusioni e gioie, cadute e rinascite, è un viaggio di crescita, di maturazione che porterà la protagonista di questo libro a scoprire che anche da anziani si può ancora imparare, si può cambiare e migliorarsi e che la vita “può essere ancora bella, può dare ancora soddisfazioni anche a 77 anni”. All’inizio di questa avventura Caterina ha paura e avverte inesorabile il timore di sua figlia, è angosciata dall’idea di dover trascorrere i suoi giorni futuri in una casa di riposo, lei che con il suo carattere chiuso e orgoglioso non ama farsi aiutare e non fa amicizia con tanta facilità. Tuttavia, anche se non senza difficoltà e insistenze, Caterina deporrà il suo scetticismo e le sue paure di fronte a questo nuovo mondo così lontano dalle sue aspettative, un mondo nel quale troverà amore, amicizie, affetto, speranze, sostegno, comprensione e soprattutto “ quegli operatori e operatrici che sono stati i fautori della mia rinascita, che mi hanno supportato nei momenti più neri, mi hanno aiutato a credere in me stessa, hanno accolto i miei bisogni, al di là delle cure fisiche”.


Recensione di Alice Tarantola



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© Luca Di Gialleonardo e Andrea Franco