Marco Diletti, trentenne giornalista televisivo, vive la propria scalata professionale insieme a quella di Maria De Carli, astro nascente del regime fascista, tenuto insieme con difficoltà dall’ormai settantenne successore di Mussolini, Galeazzo Ciano. L’Italia fascista del 1975 conduce una difficile esistenza in un mondo in cui le dittature di destra sono sempre più sparute e isolate. È necessaria una svolta politica, ma chi saprà imprimerla al Paese? I radicali del regime, nostalgici del pugno di ferro? I partiti politici borghesi, prima messi fuori legge e ora decisi a riprendersi il maltolto? I comunisti, forti del loro radicamento tra gli operai? Oppure il nascente Movimento Studentesco, incerto fra proposta politica e violenza?
(Dalla scheda su Ibs)
Non sono un grande esperto di romanzi di storia alternativa, ma ammetto che questo genere letterario mi affascina non poco.
È interessante vedere come l’autore immagina l’evoluzione della Storia in seguito a un singolo evento che cambia rispetto alla linea temporale che stiamo vivendo e richiede una profonda conoscenza da parte dell’autore stesso del periodo storico interessato.
Giampietro Stocco decide di partire dalla scelta di Mussolini di non entrare nella Seconda Guerra Mondiale e ambienta il suo romanzo in un’Italia degli anni Settanta ancora dominata dal fascismo. Ma un fascismo diverso, dove la volontà di tornare verso una democrazia si fa sempre più forte. O, almeno, questo è ciò che sembra all’inizio.
Un buon romanzo, devo dire. La lettura scorre veloce e l’autore tratta in modo chiaro lo scambio di battute e concetti politici tra i diversi personaggi, reali e di fantasia.
Tra lotte studentesche, colpi di stato e intrighi politici, il romanzo di Stocco percorre in modo intrigante un periodo storico che, forse, avremmo potuto vivere anche noi, se gli eventi fossero andati diversamente.
Dato che come sempre cerchiamo di essere pignoli, se devo trovare un difetto nel lavoro di Stocco, potrei dire che l’inizio è un po’ lento e lascia il lettore a chiedersi quando arriverà il bello, ma un lavoro preparatorio iniziale è necessario.
Un po’ irritante a tratti la gestione tipografica dei dialoghi, con scambi di battute tra due o più personaggi senza che vi sia un accapo tra la fine delle parole pronunciate da una persona e la risposta dell’altra.
In ogni caso un buon lavoro, di certo coraggioso e ben studiato.
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